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La più antica menzione di San Pietro
a Gropina si trova in un atto di donazione -apocrifo ma che testimonia
un evento veritiero- all'abate del monastero di Nonantola, in Emilia,
della chiesa di Gropina e delle sue possessioni, da parte di Carlo Magno
nell'anno 780. Il primo documento autentico comunque risale al 1016. Nel
1191 Arrigo VI concedeva tutto il territorio di San Piero di Gropina ai
Guidi, che lo tennero fino al 1316. Verso la fine del '400 Innocenzo VIII
aveva concesso la pieve di Gropina in beneficio ad Agnolo Poliziano;
Leone X la trasferiva nel 1515 al Capitolo della Metropolitana di Firenze.
La facciata è in grandi bozze di pietra ben ordinate, che tuttavia manifestano
gli avvenuti interventi di modifica e restauro: del resto la stessa porta
di ingresso e la bifora che la sovrasta appaiono disassate rispetto alla
finestra circolare e alla cuspide, così come le due monofore corrispondenti
alle navate laterali sembrano estranee al disegno complessivo. Sull'architrave
della porta è riportata la data 1422, probabilmente riferibile ad uno
degli interventi di restauro. Il serafino ivi scolpito risale all'epoca
del trasferimento della pieve al Capitolo di Firenze; lo stemma di Leone
X che sovrasta l'architrave porta la data 1522.
L'interno è diviso in tre navate con un'abside ornata da due file di arcatelle
sorrette da colonnette elegantissime. Le navate sono spartite da due file
di colonne con capitelli scolpiti e figurati: nelle colonne di sinistra
raccontano episodi tratti dal Vecchio e dal Nuovo Testamento, ed appaiono
meno arcaici rispetto a quelli delle colonne di destra, che richiamano
l'arte precristiana, etrusca ed orientale. La navata centrale è grande
il doppio delle navate laterali -delle quali tuttavia la sinistra è un
poco più larga della destra-, ed è coperta da un tetto a capanna sorretto
da capriate di legno. L'abside ha tre monofore e sei occhi, dai quali
filtra una tenue luce.
Nella navata destra della chiesa una scala permette di accedere al sottochiesa,
reso visitabile dopo che i lavori di sistemazione del pavimento della
chiesa avevano fatto scoprire le fondazioni di edifici preesistenti, e
più precisamente di due successive chiese più piccole -una ad una sola
navata ed una che appare a due navate con due absidi non allineate- e
resti di edifici romani e longobardi.
Appoggiato ad una colonna della navata destra è il celebre pergamo circolare,
dalle ricchissime decorazioni scolpite nella grigia pietra serena, sorretto
da due colonne annodate -motivo che si presenta anche nella colonna centrale
del decoro esterno dell'abside, che ripete il motivo interno delle arcatelle
sorrette da colonne- con cariatidi che sorreggono il piano.
L'esterno prosegue il severo stile dell'interno, con una elegantissima
abside, ed un tozzo campanile, forse impiantato su una torre longobarda.
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Appoggiata alla parete destra della chiesa
è la canonica, che si presenta ora con forme seicentesche, ma che nella
parte posteriore mostra una porticina d'accesso addossata al campanile
di stile romanico.
Sopra l'abside esterna è ben visibile una sfasatura del colmo del tetto
a capanna, testimonianza di antichi eventi di crollo o di dissesto.
L'insieme costituisce un monumento di assoluta qualità e di immediata
leggibilità, che ne fanno giustamente il centro d'attrazione di tutto
il territorio.
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