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Il ruolo della pieve di Gropina: realtà e mistificazione
Se i Conti Guidi hanno rappresentato per lungo tempo l'elemento catalizzatore di tutti gli equilibri locali ed hanno proiettato questa zona nel quadro della più generale politica regionale impastandola con la epica lotta tra guelfi e ghibellini, sul piano religioso la stessa funzione di raccordo con le più generali vicende politiche e sociali è stata invece tradizionalmente attribuita alla pieve di San Pietro a Gropina.
Si è trattato di una interessante mistificazione del ruolo e delle prerogative di questo monumento di per sé certamente significativo, ma su un piano più culturale che politico. Il fatto è che si è voluto connettere la pieve con la Contessa Matilde. L'invenzione "matildina" di Gropina, se così vogliamo chiamarla, la troviamo bene espressa nel Bossini per i quale essa sarebbe uno dei fulgidi esempi della capacità di governo e di dedizione alla chiesa di Matilde contessa di Canossa che l'avrebbe edificata o riedificata su dei miseri ruderi (Bossini, 1964: 24-25). In tal modo questo monumento testimonierebbe della importanza e della antichità della terra lorese e conforterebbe sulla sua precocissima dedizione religiosa.
La Pieve di Gropina è un documento unico non tanto per la sua fantasiosa ascendenza canossiana, quanto piuttosto perché testimonia di un ben più profondo legame con la realtà artistica toscana altomedievale.
Se la Pieve è stata assunta nel corso del tempo come fulcro religioso e culturale del territorio ciò non è dipeso solo dalle vicende immaginarie nelle quali è stata coinvolta, né dal fatto che alla sua edificazione abbia concorso un così eterogeneo insieme di manodopera di lontana provenienza; quanto dal fatto che essa si trovava incardinata su un sistema viario assai importante lungo il quale, oltre a servire per il "traffico" locale passavano i pellegrini diretti a Roma o in Terrasanta.
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