Povertà ed insurrezioni alle soglie dell'età contemporanea

Né completamente isolata dal resto della regione, né al centro di grandi traffici (come invece risulta la zona percorsa dalla grande via medievale detta francigena o romea) questa zona aveva tuttavia una sua vitalità ed una non irrilevante disseminazione di più o meno grandi centri abitati: paesi, borghetti, case sparse e chiese. Già alla fine del Medioevo, ad uno sguardo d'insieme, tutto il lorese sarebbe apparso un territorio profondamente segnato dalla mano dell'uomo e, forse, quando la stagione era buona e le piogge non ingrossavano i suoi torrenti, anche relativamente facile da percorrere.


Loro Ciuffenna

Tuttavia, almeno fino al XVIII secolo esso mantenne inalterati questi tratti sia per quanto riguarda il popolamento, sia per quanto riguarda l'edilizia religiosa e civile.
Loro era stato prima feudo marchionale dato a Piero Capponi da Ferdinando II nel 1646. Sul finire del Settecento l'aspetto del paese di Loro non era molto diverso rispetto a due secoli prima: il centro principale era cresciuto attorno ad un nucleo originario costituito tutto attorno al castello e poi estesosi anche oltre il torrente Ciuffenna, valicato da un ponte ad una sola arcata.

In quella stessa epoca anche il Poggio di Loro aveva mantenuto le sue antiche fattezze, come del resto il castello della Trappola e la Rocca Guicciarda. Questa inerzia nell'architettura era lo specchio di una situazione più generale non particolarmente felice. Saranno comunque queste condizioni a produrre uno dei più significativi sommovimenti sociali che si ebbero in Toscana nel Settecento (il cosiddetto "Viva Maria"), che ebbe la zona del Valdarno Superiore e del lorese tra le protagoniste.
Infatti a partire dall'ultimo ventennio del Settecento un malcontento gravissimo unito alla disperazione per l'aumento di prezzo dei generi alimentari e dei grani, fece scoppiare una rivolta ad Arezzo costringendo ad abbassare il prezzo del frumento ed anche del pane. A questa notizia altre sommosse incendiarono il popolo in vari paesi della provincia: a Loro, dove sembra che la protesta fosse particolarmente vivace, ci fu chi "apostrofò con orgoglio il vicario di S. Giovanni: 'qui siemo in Francia, a Arezzo semo in Toscana perché il grano si paga quanto si vuole' e quindi 70 persone chiesero grano 'a prezzi d'Arezzo' ottenendo 8 lire lo staio" (Turi, 1969: 91-92).
La protesta lorese non fu un fatto del tutto occasionale: Loro ed il Valdarno superiore furono infatti anche l'epicentro della insorgenza anche dei moti dell'aprile del '99. Il 29 aprile venne incendiato "l'albero della libertà" a Terranuova Bracciolini, il primo maggio venne affisso in Montevarchi un cartello con minacce ai giacobini ed il due del mese seguente viene abbattuto "l'albero della libertà" a Loro. Il sacrestano di una Confraternita di Loro ci ha lasciato una testimonianza illuminante di parte clericale su quegli avvenimenti che sconvolsero la comunità.
Solo all'inizio di maggio un po' di ordine fu riportato dalle autorità francesi nel Valdarno superiore. Dopo la breve parentesi di governo regionale affidato dai francesi al figlio del duca di Parma Lodovico I che assunse il titolo di re d'Etruria e nel 1807 la Toscana fu annessa all'Impero. Ma anche dopo quella data scoppiano a Loro altri disordini "per sedare i quali fu giocoforza ricorrere all'invio di un buon contingente di truppe" il cui vettovagliamento gravò sulla amministrazione municipale che dovette sborsare 3719 franchi e 91 centesimi (Manneschi, 1921: 81).
L'anno successivo il Maire della comunità lorese veniva incaricato di compilare una dettagliata informativa per il governo centrale. Questa relazione (probabilmente scritta da Giuseppe Nannini Gini) mostra, già una società più quieta che sembra aver rapidamente metabolizzato ed in parte archiviato i precedenti anni di turbolenze e di tribolazioni. Non ci sono più le antiche paure del passato, non c'è la fame, la carestia, il disordine sociale, l'insicurezza, al loro posto trovano spazio una serie di "problemi" sullo sfondo di un paesaggio tracciato in chiaroscuro. Ecco che il paese ci ricompare non più animato da un popolo allarmato riunito in chiesa al grido di "Viva Maria", quanto piuttosto affaccendato come un lindo paesetto di campagna. I problemi ci sono: il maire ne individua soprattutto tre di tipo strutturale: la insensata spoliazione dei monti per ricavarne legname, la cattiva condizione delle strade e la disciplina della caccia.
La relazione del Maire consegna al XX secolo una immagine di Loro sufficientemente variegata: gli accenni agli uomini di cultura, alla storia del paese insieme a certe risorse potenzialmente sfruttabili: la montagna per il legname, l'allevamento, le olivete... restarono solo un tentativo di disegnare un quadro di una comunità complessa, sfaccettata, problematica. Ma da allora nessun provvedimento strutturale mutò la condizione dei loresi almeno fino al compimento dell'Unità d'Italia quando si registrano nella zona le prime vere novità in campo economico.

 

 
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